Articolo apparso su http://www.orogastronomico.it/ il 27 Maggio 2020 a cura di Marcello Malta

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ISPICA (Rg). Chi vi scrive non ne ha mai fatto mistero né coi suoi “compagni di merenda” e né col produttore stesso. Anzi, con la produttrice stessa. L’oggetto in questione trova, senza dubbio, sul territorio regionale indiscutibile connotazione tra i primi cinque o sei per la categoria dei puristi del genere.

Sì, perché “lui” è uno di quelli che insieme esprime territorio e vitigno, ciò che è la vera essenza di un vino. Stiamo parlando del Fontanelle dell’azienda Curto, un Nero d’Avola monovarietale di tutto rispetto prodotto dall’energica Francesca Curto.

Biotipo “C”,
il Nero d’Avola di Sud-Est

Siamo ad Ispica come cantina, una meravigliosa villa settecentesca. Pachino, invece, per quanto concerne i vigneti. Terra della Doc Eloro, assolata, luminosa. Profondo Sud-Est siciliano, laddove il Nero d’Avola si connota col suo personale tratto di terroir in biotipo C, differente dalle peculiarità della Sicilia occidentale. Carattere speziato, astringente, dall’intenso palato di frutti a bacche rosse e adatto a lunghi affinamenti in legno. In una sola parola: importante.

Tre secoli e mezzo di storia

La famiglia Curto è attiva sin dalla seconda metà del XVII secolo. Qui il gusto per l’eleganza si tramanda da generazioni. Francesca, premio Donna del Vino 2014, amante della sua terra, possiede circa 30 ettari di vigneto sui 200 presenti in azienda. Con gli insegnamenti di papà Giombattista nasce subito l’amore per il vino. Studia a Bordeaux. Apprende ed applica egregiamente gli insegnamenti per il raggiungimento dell’eccellenza tra i suoi filari.

Alberelli e basse rese

Filari che pullulano del re indiscusso dei vitigni, il Nero d’Avola appunto, con coltivazioni ad alberello di poco meno di mezzo secolo di età, che ricevono solo rame e zolfo quanto basta e che hanno rese davvero bassissime a tutto vantaggio della qualità finale. I terreni sono calcarei, lambiti a destra dallo Ionio e da sotto dal Mediterraneo.

Vendemmia 2014,
quattro tralci Ais

Il vino che abbiamo degustato e del quale siamo innamorati pazzi è la punta di diamante dell’azienda. Quello che Francesca, se fosse ancora a Bordeaux, catalogherebbe senza dubbio come Premier Cru e che proviene dal vitigno bandiera. Parliamo del Fontanelle 2014, che proprio con questa annata si consacra massima espressione di Nero d’Avola in Sicilia. Non per niente Vitae, guida Ais, premia Francesca col più alto dei riconoscimenti: i quattro tralci. Solo l’ultimo di una sfilza di premi che Fontanelle ha mietuto negli anni tra le guide di settore.

Al calice luccica. È profondo. È rosso rubino con marcata matrice antocianica. Variegato al naso. È qui che ti conquista e che ti esalta. Frutta rossa e blu, giovane e sotto spirito, come prugna, ribes rosso, marasca, mora di rovo. Quel che colpisce, oltre la naturalezza del frutto, è sicuramente quella invitante sensazione di immediatezza e di vivacità di eucalipto in mélange con la speziatura scura come il pepe nero e il chiodo di garofano. Poi ancora il marchio del Nero d’Avola: la grafite, la mina della matita. Una griffe per il vitigno. In chiusura emergono note dolci di carruba che fanno da quinta al gran finale tostato composto da cioccolato fondente, tabacco e polvere di caffè. Che meraviglia!

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